L’Oliva Ascolana del Piceno ripiena: l’esempio di una tradizione legata al territorio

Travaglini P 1, Seghetti L.2

1 Biologo nutrizionista, giornalista, divulgatore scientifico
2 Oleologo, esperto olive da mensa, divulgatore scientifico

Abstract:

Il cibo è cultura, il cibo è tradizione legata al territorio.

L’oliva ascolana del Piceno ripiena ne è un esempio. Una specialità culinaria che racchiude storia, abitudini e più che mai rispetto ad altri cibi, ha un significato simbolico e relazionale che va oltre al valore nutritivo e la necessità di alimentarsi. Un prodotto, l’Oliva Ascolana del Piceno ripiena, che affonda le sue radici nell’ ‘800, tra i più antichi del territorio e che unitamente a cremini, cotoletta d’agnello e verdure impanate, va a comporre il “fritto misto” all’ascolana. Con il tempo l’antica ricetta ha subito riarrangiamenti che hanno portato alla nascita di varianti di successo, come le olive ripiene di pesce, ma anche a veri e propri stravolgimenti che nulla hanno a che fare con il prodotto tipico. Per questo motivo da oltre un decennio è tutelata dalla DOP.

Il cibo è cultura, il cibo è la porta di accesso ad un territorio. Non a caso il turista entra a contatto con la cultura e le tradizioni di quel luogo proprio attraverso il cibo.

La cultura inizia a tavola e l’Italia, è sicuramente tra i paesi che possiede un patrimonio enogastronomico tra i più grandi e variegati che è importante conoscere e saper valorizzare perché rappresenta un’opportunità di crescita e una ricchezza inestimabile.

Il cibo identifica dunque il territorio. Il Lazio è conosciuto per la carbonara, la Campania per la pizza, l’Abruzzo per le “rustell” ed il Montepulciano, le Marche ed in particolare Ascoli ed il Piceno, per l’oliva ascolana del Piceno ripiena, immancabile nelle ricorrenze e nelle sagre della provincia di Ascoli ma anche di Teramo. Gustosa, e sfiziosa può essere consumata, come antipasto o come secondo da sola od in abbinamento ad altri fritti.

A Monteprandone, paesino dell’entroterra della provincia di Ascoli, organizzata dalla locale Pro Loco, da oltre 40 anni c’è addirittura una sagra a lei dedicata. L’oliva ripiena è tra i piatti più antichi del territorio ascolano, una tradizionale prelibatezza che fornisce un antipasto gustoso unitamente a cremini, cotoletta d’agnello e verdure impanate che va a comporre il “fritto misto all’ascolana”.

Molti fanno risalire la ricetta almeno al 1800 ad opera di cuochi delle nobili famiglie ascolane, considerando i costi ed i tempi necessari alla preparazione. Questi infatti avendo a disposizione buone quantità di olive verdi tipiche del territorio, dal frutto dolcissimo, tenero, croccante, fragrante e ricco in polpa, provenienti dai poderi padronali, iniziarono a farcirle con le carni sempre disponibili nelle famiglie agiate.
La vera affermazione dell’oliva ripiena la si riconduce al 1861, anno della costituzione del Regno d’Italia, quando migliorarono le condizioni economiche delle famiglie e scomparve il divieto del consumo della carne in particolare di suino, da novembre a Pasqua e del manzo da giugno a novembre.

Con il tempo l’antica ricetta ha subito riarrangiamenti che hanno portato alla nascita di varianti di successo, come le olive ripiene di pesce, ma anche a veri e propri stravolgimenti che nulla hanno a che fare con il prodotto tipico; questi comprendono carni poco pregiate, olive legnose di dubbia origine, prodotto finale che assomiglia a polpette…

La maggior parte delle ricette e dei suggerimenti che troviamo in rete si discostano fortemente dalle olive tradizionali ripiene del Piceno e nulla hanno a che fare con il prodotto tipico.

Per questa specialità culinaria, oltre all’oliva, vengono impiegate carni fresche di bovino e suino, di pollo e/o tacchino per il ripieno, uova, formaggio stagionato grattugiato per aroma ed amalgama, uova, farina di grano, pangrattato per la panatura.

Veniamo al dettaglio degli ingredienti e della ricetta.
Le olive verdi ascolane di grandezza media, vengono snocciolate rigorosamente con un coltello da cucina, con un taglio a spirale e riempite con la carne preventivamente tagliata a piccoli pezzi, rosolata assieme alle verdure, passata al tritacarne (no frullata) aromatizzata con noce moscata e legata con aggiunta di uova e formaggio. Le olive riempite vengono poi panate passandole nella farina, nell’uovo e nel pane grattugiato e poi fritte per alcuni minuti in abbondante olio extravergine di oliva fino ad una doratura uniforme.

L’oliva ascolana del Piceno essendo tra i principali prodotti di eccellenza marchigiani, è tutelata dalla DOP da oltre un decennio. La denominazione di “Oliva Ascolana del Piceno” ripiena viene riservata ad un prodotto che risponde a determinati requisiti riportati nel disciplinare di produzione. I principali riguardano le caratteristiche degli ingredienti e la lavorazione.

Per il ripieno devono essere utilizzate carni fresche: carni di bovino maturo provenienti dalla zona di cui all’art 3, minimo 40% – massimo 70%; carni suine mature provenienti dalla zona di cui all’art. 3 minimo 30% – massimo 50%; è tollerata l’aggiunta di carni di pollo provenienti dalla zona di cui all’art. 3 e/o tacchino fino ad un massimo del 10%.

Ingredienti aggiuntivi: uova (da 2 a 4, secondo necessità, per kg di impasto); formaggio stagionato grattugiato per aroma ed amalgama, minimo gr. 100 per kg di impasto; olio extravergine e/o strutto quanto basta per la cottura delle carni, è consentito l’uso del burro nella cottura delle carni purché indicato in etichetta; vino bianco secco; cipolla, carota, costa di sedano, noce moscata, sale, quanto basta per l’insaporimento delle carni in cottura. Ingredienti facoltativi: è ammesso l’utilizzo di piccole quantità di salsa di pomodoro per l’insaporimento delle carni; chiodi di garofano; pepe; buccia di limone grattugiata ed altri aromi di minore entità.

Ingredienti per la panatura: uova, farina di grano, pangrattato, in quantità sufficienti per la formazione di una leggera copertura dell’oliva ripiena. II prodotto finito deve contenere almeno il 40% in peso di oliva denocciolata.

Per quanto riguarda la cottura, le carni sopracitate, tagliate in pezzi, vengono rosolate con cipolla, carota e sedano, in olio extravergine di oliva e/o strutto (è consentito l’uso del burro) e portate a cottura a fuoco lento con aggiunta di vino bianco secco e sale.

A cottura ultimata, la carne e gli ingredienti aggiuntivi vengono triturati. L’impasto viene legato con uova, formaggio grattugiato e aggiunta di noce moscata. Le olive preventivamente denocciolate vengono riempite con l’impasto così ottenuto. Le olive ripiene vengono poi passate nella farina, nell’uovo battuto ed infine nel pangrattato. Il prodotto finale è destinato alla frittura.

Un piatto non proprio leggero in termini calorici ma più che “completo” da un punto di vista nutrizionale, da consumare sicuramente non tutti i giorni. 100 g di olive ripiene, apportano circa 230 Kcal. 9.3 g di grassi; 18.6 g di carboidrati e 16.1 g di proteine, valori che possono variare in base alla quantità degli ingredienti utilizzati. A ciò vanno aggiunti i grassi e le calorie derivanti dalla frittura.

Da premettere che i puristi dell’alimentazione potrebbero inorridire di fronte alla presenza contemporanea di carne, uova e latticini. Non dimentichiamoci che il cibo è convivialità ed uno il mangiare, uno dei piaceri della vita e fare ogni tanto uno strappo alle regole non crea certamente problemi.

Non va demonizzata neanche la frittura come metodo di cottura. Da sempre infatti considerata una modalità di cottura “poco sana” sia per la quantità di olio assorbita dagli alimenti, sia per la formazione di sostanze potenzialmente tossiche, come l’acroleina, se non si presta la dovuta attenzione.

Se fatta con le giuste attenzioni, ossia seguendo le regole dettate dalla scienza della nutrizione in cucina, per esempio monitorando la temperatura, la frittura permette di ridurre la perdita dei nutrienti, in particolare rispetto agli altri metodi di cottura, permette di ridurre la perdita di vitamina C e vitamine del gruppo B.

Il prodotto finito deve presentare le seguenti caratteristiche organolettiche.

Visive: forma leggermente allungata (ellittica) irregolare; presenza di aree verdi percettibili; alla rottura la panatura rimane aderente all’oliva, con impasto che si presenta compatto.

Olfattive: percezioni olfattive di media intensità con note fruttate di oliva verde e spezie.

Gustative: il prodotto risulta croccante, per la presenza della varietà oliva ascolana tenera, di sapore delicato con retrogusto amaro da intenso a mediamente intenso.

Con la tendenza a consumare sempre di più cibi spazzatura non è sicuramente qualche oliva all’ascolana a far male alla nostra salute.

Bibliografia

Angelini G, Ricetta delle olive ripiene e fritte all’ascolana. http://www.gianna-angelini.net/gastron.html, accesso 10 ottobre 2020

CREA, Tabelle di composizione degli alimenti, https://www.alimentinutrizione.it/sezioni/tabelle-nutrizionali, accesso il 3 ottobre 2020

Felicioni M, Seghetti L, De Angelis M, Oliva Ascolana del Piceno, Edizioni Ascoliva, Ascoli, 2017

Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Disciplinare di Produzione della Denominazione di Origine Protetta “Oliva Ascolana del Piceno” https://www.regione.marche.it/Portals/0/Agricoltura/qualita/disciplinare_oliva_ascolana_del _piceno_29marzo2012.pdf, accesso il 3 ottobre 2020

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